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Sono due miliardi gli
uomini che soffrono la fame.
Il numero potrebbe decrescere
ma, come al solito,
l'interesse dei pochi (potenti) prevale sul destino dei molti
(fragili)
Il
racket dellHamburger
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Il
grano c'è.
E potrebbe bastare alle popolazioni denutrite.
Ma il 36 per cento della produzione mondiale
serve solo all'allevamento del bestiame
di Jeremy Rifkin
traduzione di Rosalba Fruscalzo
(LEspresso
n. 24 - 13/6/2002)
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I ministri dell'agricoltura di varie parti del mondo
si riuniranno a Roma in occasione del World Food Summit, il vertice
mondiale sull'alimentazione. Sponsorizzato dalla Fao (Food and Agricultural
Organization), il vertice affronterà una questione critica: sfamare
la crescente popolazione mondiale nel corso del ventunesimo secolo.
[la riunione si è svolta a Roma tra il 10 e il 13 giugno 2002
ndr] Si prevedono centinaia di discorsi, incontri e seminari su come
creare un approccio di sviluppo sostenibile e su come sfamare circa
un miliardo di esseri umani che sono al momento denutriti. Ma più interessante
dell'ordine del giorno sarà certamente il menù. Sia in occasione delle
cene ufficiali che degli incontri delle Organizzazioni non governative
c'è infatti da aspettarsi un consumo di grandi quantità di carne bovina
e non. E qui resta la contraddizione e la sfida che i delegati - e tutti
noi - ci troveremo a dover fronteggiare quando si tratterà di affrontare
la questione dell'alimentazione dei nostri simili.
Il fatto è che centinaia di milioni di persone nel mondo lottano
ogni giorno contro la fame perché gran parte del terreno arabile viene
oggi utilizzato per la coltivazione di cereali ad uso zootecnico piuttosto
che per cereali destinati all'alimentazione umana. I ricchi del
pianeta consumano carne bovina e suina, pollame e altri di tipi di bestiame,
tutti nutriti con foraggio, mentre i poveri muoiono di fame.
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Negli ultimi cinquant'anni la nostra società globale ha
costruito a livello mondiale una scala di proteine artificiali sul cui
gradino più alto ha collocato la carne bovina e quella di altri animali
nutriti a foraggio. Oggi i popoli ricchi, specie in Europa, Nord America
e Giappone, se ne stanno appollaiati in cima a questa catena alimentare
divorando il patrimonio dell'intero pianeta. Il passaggio avvenuto nel
mondo agricolo dalla coltivazione di cereali per l'alimentazione umana a
quella di foraggio per l'allevamento degli animali rappresenta una nuova
forma di umana malvagità, le cui conseguenze potrebbero essere di gran
lunga maggiori e ben più durature di qualunque sbaglio commesso in passato
dall'uomo contro i suoi simili.
Oggi, oltre il 70 per cento del grano prodotto negli Stati Uniti
è destinato all'allevamento del bestiame, in gran parte bovino.
Sfortunatamente, di tutti gli animali domestici, i bovini sono
fra i convertitori di alimenti meno efficienti. Sperperano energia
e sono da molti considerati le "Cadillac" delle fattorie
animali. Per far ingrassare di circa mezzo chilo un manzo da allevamento,
occorrono oltre 4 chili di foraggio, di cui oltre 2 chili e mezzo
sono cereali e sottoprodotti di mangimi, e il restante chilo e
mezzo è paglia tritata. Questo significa che solo l'11 per cento
di foraggio assunto dal manzo diventa effettivamente parte del
suo corpo; il resto viene bruciato come energia nel processo di
conversione, oppure assimilato per mantenere le normali funzioni
corporee.
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