PERCHE' LA FAME?


Alcune testimonianze di donne e uomini angolani
Una donna di Ringoma
Sono una donna anziana non so esattamente quanti anni ho perché mio padre non me lo ha detto con precisione ed ora mio padre è morto. Sono nata a Ringoma sono partita nel 1980 per Umpulo dove mi sono sposata. Sono madre di 6 bambini 3 sono morti e 3 sono in vita. Siamo scappati nella macchia la prima volta che siamo stati attaccati. Ci siamo raggruppati e tutta la famiglia viveva insieme, la seconda volta che siamo stati attaccati, ci siamo separati- mio marito è fuggito da solo, io da sola e anche i bambini da soli. Risono persa nella macchia da sola. Poi ho potuto seguire il gruppo a Kwanza. Ci sono voluti quasi sette giorni per venire dal Ringoma a qui - quasi sette giorni passati a camminare, dormire, camminare, dormire, senza cibo. Non ho ancora niente da mangiare. Sto aspettando che mi diano una tessera del WFP. Il mio desiderio è costruire una piccola casa dove poter vivere: dove non lo so. Ovunque mi diranno di andare, io costruirò la mia casa.


Ragazza da Tchikala-Tcholohanga
Mi chiamo Rosalie e sono nata nel 1988. Siamo venuti qui perché avevamo fame. Abbia, mo camminato un giorno e non abbiamo avuto problemi durante il viaggio. Siamo in 4 - tre bambini e mia madre. Mio Padre è morto. Non abbiamo ancora avuto niente da mangiare (dal WFP) ma mangiamo un po' di cibo che abbiamo portato dal viaggio.


Ragazzo da Cuemba
Mi chiamo Mario. Non so quanti anni ho. Abbiamo lasciato Cuemba perché abbiamo fame. Abbiamo camminato per tre giorni da Cuemba a Kamacupa. E' stata dura. Per il futuro vorrei andare a scuola. A Cuemba non andavamo a scuola perchè non c'erano insegnati. Erano stati stregati da qualche stregoneria.

Uomo di 70 anni da Cacunda
Mi chiamo Matteus. Siamo venuti a Kamacupa da Cacunda perché soffrivano molto. Ora stiamo ricevendo del cibo. Prima della guerra, la vita era molto bella perché coltivavamo i campi e con i raccolti potevamo fare dei baratti e comprare vestiti, sapone - potevamo comprare qualsiasi cosa volessimo con il grano per esempio, o con la manioca o le noci. La vita era bella perché coltivavamo i campi. Durante la guerra è stata dura perché potevamo provare a coltivare i campi ma dopo qualche giorno eravamo attaccati e dovevamo fuggire nella macchia. Quando tornavamo al villaggio avevano rubato tutto.La vita era così dura. Ora non c'è più la guerra, ma nei villaggi c'è ancora la fame. Qui dipendiamo dal governo. Il governo dirà " d'accordo, adesso potete tornare nei vostri villaggi". Ma dobbiamo trovare del cibo altrimenti moriremo di fame. Non ci sono sementi per l'agricoltura, nessuna semente. Vediamo qualche miglioramento speriamo che la vita sarà migliore perché Savilli è morto e non c'è più la guerra. Contiamo sul fatto che il governo ci dica " d'accordo ecco alcuni sementi. Potete tornare a seminare i vostri campi".

Donna di trenta anni da Galange
Mi chiamo Cecilia. Sono nata a Cuche: sono sposata e mio marito è rimasto al campo militare di Galange. Sono venuta qui con tre bambini ma non soffrono di malnutrizione. Sono solo malati. Prima di arrivare a Galange prima di maggio, eravamo nella base dell'UNITA' a Chingenjo (a due giorni di cammino da Galange). Là era guerra tutti i giorni, ma avevamo da mangiare. Molte persone vivono a Galange e molti sono malati- anemia, diarrea, febbre e scabbia. Quando siamo arrivati, c'erano già molte persone. Venivano da diverse basi dell'UNITA'. A Galange la gente sta morendo di fame e di malattie. E le persone che vanno sulle terre coltivate per cercare del cibo sono picchiate dai contadini! Ci aspettiamo, e quando arriviamo cercano di ucciderci. Prima potevamo andare ovunque e prendere il raccolto di qualsiasi contadino ora non possiamo più farlo e così abbiamo fame. Quando siamo arrivati a Galange il governo ci ha dato un chilo di riso, un po' di olio vegetale, di sale e di sapone, un po' di pesce e basta. Per dieci giorni e per ogni famiglia. E' tutto il cibo che abbiamo. Ora penso che non sia rimasto più nessuno nella foresta. Sono andati tutti a Galange. Non siamo prigionieri là, possiamo uscire, gli uomini possono venire qui a Bunjei per portare i bambini. Dopo tornano a Galnge. Non tutti sono venuti a Bonjei, perché non sono veramente sicuri di trovare degli aiuti qui. Ma quelli che possono verranno.